Volontariato con gli Elefanti in Thailandia, l’alternativa sostenibile

Arrivati in Thailandia Io e Pedro non potevamo assolutamente farci scappare l’occasione di conoscere dal vivo i bellissimi elefanti asiatici! Questa volta però non eravamo alla ricerca di un incontro fortuito, ma di un’esperienza che ci permettesse passare più tempo con loro, di conoscerli e giocarci, senza partecipare a nessuna attività che ne includesse lo sfruttamento.

Dopo aver cercato informazioni riguardo la possibilità di interagire con questi animali, abbiamo deciso che il modo più responsabile e divertente fosse semplicemente prendersi cura di loro! Alla fine di gennaio abbiamo quindi concluso il nostro tour per le isole thailandesi e siamo partiti alla volta del Surin Project al confine con la Cambogia, per passare una settimana intera come volontari in compagnia di questi bellissimi animali!

 Fare volontariato con gli elefanti

Il paradosso degli elefanti asiatici

Per Induisti e Buddisti l’elefante è un animale sacro. In Thailandia lo si vede rappresentato in numerosi templi, luoghi istituzionali ed il 13 Marzo si celebra la loro festa nazionale!

Questa consacrazione però è in realtà solo formale, l’elefante qui è sempre stato catalogato come mezzo di trasporto e da lavoro ampiamente sfruttato. Oggi si registrano circa 4.000 esemplari in cattività e  3.700 allo stato brado, contro rispettivamente i 100.000 rinchiusi e i 300.000 liberi che si contavano all’inizio del XX secolo.

Le cause dell’incredibile declino sono attribuibili allo sfruttamento soprattutto per il trasporto del legno (logging), alla distruzione del loro habitat, al bracconaggio ed oggi al turismo.

Elefanti e turismo

Gli elefanti impiegati nel turismo in Thailandia sono il 50% della popolazione totale. La maggior parte di loro è stata brutalmente addestrata attraverso un vero e proprio rituale, il Phajaan, che significa letteralmente “rompere lo spirito dell’elefante” in modo che abbandoni la propria natura di animale selvatico.

Questo tipo di addestramento è molto crudele e consiste nel rinchiudere i cuccioli in piccole gabbie dove non possono muoversi e dove vengono presi ripetutamente a “picconate”, fino a che esausti si arrendono al loro destino in cattività. 

A volte l’elefante viene impiegato in attività come trekking o spettacoli circensi, altre viene semplicemente lasciato incatenato fuori dalla porta di casa tutto il giorno sotto un sole cocente, dato che un proprietario può ricevere soldi dallo stato anche solo per lasciare questi enormi pachidermi fuori dalle città.

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Il dorso di un elefante non è disegnato per supportare il peso degli uomini, per cui il trekking e l’utilizzo di massicce sedie procurano moltissimo dolore agli animali. L’attività poi può essere pericolosa, gli elefanti infatti non sono domestici e sottoposti a stress possono diventare imprevedibili e pericolosi (recentemente un turista inglese è morto schiacciato da un elefante durante un’escursione a Koh Samui).

Ora, sembrerebbe facile giudicare e additare i Mohuts (=proprietari di elefanti) come persone crudeli, ma la verità è che per molte famiglie thailandesi possedere un elefante rappresenta l’unica forma di sostentamento. A volte viene addirittura condiviso tra i membri di una stessa famiglia, per cui un anno viene affidato ad esempio ad un figlio e l’anno successivo ad un altro.

Quindi qual’è il compromesso? Come il turismo può aiutare l’economia locale ma allo stesso tempo prendersi cura degli elefanti e promuovere un atteggiamento più responsabile?

Volontariato con gli elefanti, l’alternativa sostenibile allo sfruttamento turistico

Il volontariato rappresenta una valida alternativa allo sfruttamento di questi bellissimi animali. L’obiettivo delle organizzazioni che offrono attività di volontariato è quello di migliorare le condizioni di vita degli elefanti in cattività, fornendo sostenibilità economica per i loro proprietari attraverso il turismo volontario responsabile.

In sostanza i turisti invece che pagare per cavalcare un elefante o vederlo esibirsi in un circo, pagano per fargli il bagno o nutrirlo!

Tra le associazioni che organizzano attività di questo tipo abbiamo scelto l’Elephant Nature Park, che si occupa anche del soccorso e della riabilitazione di elefanti sfruttati nell’industria del legno e nel turismo.

Il parco offre diverse possibilità che spaziano da gite in giornata per chi non ha molto tempo, alla permanenza nel progetto per una o più settimane.

Il luogo più famoso gestito dall’Elephant Nature Park è indubbiamente il santuario di Chang Mai, ma noi abbiamo preferito un progetto più piccolo, molto ambizioso e meno conosciuto,  il Surin Project.

elefanti in thailandia

Il Surin Project

Il Surin Project è una delle iniziative più recenti gestite dal parco e nasce con una sfida molto grande: introdurre il concetto di turismo responsabile nel villaggio con la più grande popolazione di elefanti tenuti in cattività di tutta la Thailandia, famoso quasi esclusivamente per gli spettacoli circensi e il trekking.

Il progetto si trova nel piccolo villaggio di Baan Tha Klang nella provincia di Surin al confine con la Cambogia, dove vivono circa 200 elefanti e i loro Mohuts.

A differenza del santuario di Chang Mai, qui purtroppo le terre sono di proprietà del governo e l’Elephant Nature Park non possiede alcun elefante o terreno, per cui lo spazio limitato consente di ospitare solo fino a 12 animali, che non sono quindi liberi tutto il tempo.

Quasi tutti gli altri esemplari presenti nel villaggio sono utilizzati nel turismo e quando non lavorano vengono lasciati incatenati davanti la porta di casa, con pochissima possibilità di movimento e spesso al sole.

Insomma, partecipando come volontari qui, si vive e si osserva la vita degli elefanti sfruttati dal turismo da vicino; gli spettacoli e i ride a dorso degli elefanti infatti vengono organizzati a pochi metri dagli alloggi dei volontari.

Da un lato si ha a la sensazione di lottare contro i mulini a vento e da punto di vista emotivo può essere particolarmente duro, dall’altro però ci si sente ancora più utili e ci si accorge di quanto anche il più piccolo aiuto possa fare davvero la differenza!

 “Se pensi di essere troppo piccolo per fare la differenza, prova a dormire con una zanzara. — Dalai Lama”

In che cosa consiste il lavoro di un volontario

Durante la settimana di volontariato abbiamo avuto la possibilità di stare a contatto con questi bellissimi animali diverse ore al giorno.

Le attività quotidiane includevano passeggiate e bagnetto agli elefanti, ma anche qualche ora di duro lavoro sotto il sole cocente! Insieme agli altri volontari ci siamo occupati della pulizia dei recinti degli elefanti e del taglio e semina della canna da zucchero.

Ovviamente il momento più bello e rinfrescante è stato il bagnetto all’elefante, anche se un paio di volte abbiamo rischiato di rimanere schiacciati 😉

Bagnetto con gli elefanti!

La funzione principale dei volontari ad ogni modo è mostrare alla popolazione locale ed ai proprietari di elefanti che non tutti i turisti sono interessati a spettacoli circensi o ride poco dignitosi e dolorosi per gli animali, e che parte di loro è invece disposta a pagare per potersene prendere cura ed interagire in maniera sana.

Partecipare a questo progetto non offre solo la possibilità di stare con gli elefanti, ma anche di vivere totalmente immersi nella cultura Thai “meno turistica”. Durante la nostra incredibile settimana, abbiamo potuto conoscere persone fantastiche ed in particolare i Mohouts, che in ogni momento sono attenti e sorridenti!

Abbiamo lasciato Surin con la consapevolezza di aver fatto qualcosa di utile e stupendo a cui ripenseremo sempre con un sorriso e tanto amore.

Come prenotare una settimana di volontariato con gli elefanti

Per partecipare al progetto NON PAGATE CIFRE ASSURDE ad agenzie che fanno da intermediario, ma prenota direttamente dal sito a questo link (alcuni dei ragazzi che erano con noi avevano pagato più del doppio tramite un’agenzia e non tutti i soldi sono andati al progetto).

La quota per una settimana è di 13.000 bath, circa 330€, e include tutti i pasti (colazioni, pranzo e cena), alloggio base e trasporti dalla stazione di Burirami, la città più vicina. Se arrivi da Bangkok o Chang Mai, puoi pagare una cifra extra per farti organizzare gli spostamenti direttamente dal personale.

Siamo due persone piuttosto scettiche e vista la cifra da pagare per la settimana (che per noi può essere insignificante ma per la zona dove ci trovavamo era davvero alta) arrivati a Surin, abbiamo tempestato di domande il personale, anche per essere sicuri di consigliare un’attività al 100% autentica!

  • Perché bisogna pagare per fare il volontario?

Il progetto non esisterebbe senza l’aiuto economico dei volontari. L’Elephant Nature Park non riceve soldi dallo stato, che invece purtroppo preferisce finanziare attività che prevedono lo sfruttamento a scopo turistico degli animali. I soldi provenienti dai volontari quindi sono gli unici fondi disponibili per finanziare attività di questo tipo.

  • I soldi apportati dai volontari dove finiscono?

I soldi servono prevalentemente per la cura degli elefanti (quindi per medicine, veterinari e cibo) ma anche per pagare i Mohuts e il personale che lavora nel progetto.

  • Quante persone quindi lavorano grazie al progetto?

Circa 15 tra cui 9 Mohuts, 3 persone del personale dell’Elephant Nature Park, 1 cuoco e due autisti. I soldi spesso non sono abbastanza, in bassa stagione è difficile attrarre volontari per il caldo ad esempio; il cibo e le medicine poi sono davvero molto costose.

  • Quanti elefanti ci sono ora nel progetto?

Ospitiamo 9 adulti e un piccolo di un anno e mezzo, tutte femmine perché sono più docili e meno pericolose. Contiamo di arrivare a breve a 12.

  • Quali sono le regole che i Mohuts devono rispettare per tenere nel progetto un elefante?

I Mohuts che decidono di lavorare con noi posso legare il proprio elefante quando è nel recinto solo da una zampa per permettergli di muoversi (di solito vengono incatenate le due anteriori) e non possono colpirlo con un piccone. Mentre gli animali si trovano nel progetto, non possono prendere parte a nessun’altra attività turistica.

Mohouts e elefanti

  • Quali sono i vantaggi per i Mohuts di partecipare ad un progetto come questo invece che utilizzare l’elefante per show o trekking?

I mohuts che sono qui in effetti guadagnano meno che dalle attività turistiche classiche, ma il progetto provvede all’elefante in tutto e per tutto fornendo medicine e dottori quando si ammala e tutto il cibo necessario. Un elefante che vive in maniera più dignitosa, è libero di interagire con i propri simili, passeggia e gioca durante la giornata è decisamente più sano e vive più a lungo.

  • Quali sono gli obiettivi di breve e lungo periodo del Surin Project?

Il nostro prossimo obiettivo è trovare un terreno per allargare il progetto e poter ospitare fino a 30 elefanti, ma è molto difficile dato che tutto le terre qui intorno sono del governo. Nel lungo periodo l’obiettivo “utopico” sarebbe quello di rilasciare gli elefanti in natura.

  • Qualche avvertenza per i volontari prima che prenotino?

La situazione in questo villaggio per gli elefanti è molto dura, solo 10 infatti vivono in buone condizioni mentre gli altri possono anche rimanere incatenati tutto il giorno sotto il sole. Non possiamo fare nulla per gli elefanti che non sono nel progetto e psicologicamente può essere dura per i ragazzi che vengono qui. Ma con la loro presenza i volontari partecipano a qualcosa di estremamente positivo e ci aiutano a diffondere un’idea innovatrice di turismo responsabile.

Foto di gruppo al surin project

4 commenti riguardo “Volontariato con gli Elefanti in Thailandia, l’alternativa sostenibile”

  • Cinzia ha detto:

    Ciao Valeria mi piacerebbe tanto fare questa esperienza con questi meravigliosi elefanti,ma non so come posso fare e sopratutto non so molto bene l’inglese,mi potresti dare dell’informazioni sui come mi devo muovere e i costi? Ti scrivo da Pesaro e ho 49 anni sono un operatore Olistico – Master Reiki comprendi che per me poter essere utile significa molto. Aspetto tue notizie grazie con il cuore!

    • La Vale ha detto:

      Ciao Cinzia,
      per partecipare al progetto devi iscriverti online ed effettuare il pagamento secondo le indicazioni che ti daranno. Purtroppo il sito è solo in inglese, quindi ti consiglio di farti aiutare da qualcuno che lo sappia parlare. Trovi tutti i progetti disponibili a questo link, il costo è di circa 300/350€ a settimana con vitto e alloggio inclusi, ma ci sono anche attività per uno/due giorni. Se vuoi un esperienza unica in una zona remota della Thailandia il Surin Project è perfetto, se invece preferisci stare in una zona più centrica, puoi optare per un progetto a Chang Mai. Spero di esserti stata utile.

  • Elisa ha detto:

    Ciao Valeria e ciao Pedro! Mi presento: mi chiamo Elisa, sono una studentessa di 20 anni al quinto anno delle superiori (finalmente) e vivo a Trieste.
    Oggi, mentre facevo una ricerca su come poter vivere una vera esperienza a stretto contatto con gli elefanti, mi sono imbattuta nel vostro blog e ne sono rimasta estasiata! È veramente pazzesco quello che fate! È il mio sogno, veramente congratulazioni! Dopo le superiori, infatti, mi piacerebbe viaggiare per scoprire un po’ il mondo. Oltre al congratularmi con voi per questa avventura che avete intrapreso, però, volevo chiedervi un’informazione. Come accennato prima, come primo viaggio, mi piacerebbe molto prendere parte a qualche progetto di volontariato con gli elefanti, ma purtroppo ci sono due lati negativi che penso mi impediscano di realizzarlo: il primo è l’essere da sola, il non avere cioè un compagno di viaggio, cosa che molte persone mi hanno consigliato assolutamente di avere ovunque vada; e il secondo è il mio tremendo rapporto nel parlare altre lingue, soprattutto l’inglese (sono veramente un disastro). Quindi detto ciò volevo sapere da voi che avete già fatto quest’esperienza se mi sconsigliereste o no di provare a partire da sola comunque.
    Grazie mille in anticipo e ancora congratulazioni per il vostro splendido blog!

    Ps: vi seguo su tutti i social adesso! 🙂

    • La Vale ha detto:

      Ciao Elisa,

      perdonaci il ritardo e grazie per i complimenti davvero!
      Durante il nostro anno di viaggio abbiamo incontrato tantissimi ragazzi e ragazze che viaggiavano da soli anche delle tua età. In paesi come l’Inghilterra infatti prendersi un anno sabbatico nella transizione tra superiori e università è una cosa normale e ampiamente accettata dalla società! Purtroppo in Italia questo tipo di esperienze non sono diffuse e neppure concepite, ma questo non significa che siano pericolose, anzi! In questo articolo per esempio raccontiamo perché secondo noi nessuno dovrebbe aver paura di viaggiare da solo, soprattutto in un paese come l’Australia.
      Per quanto riguarda l’esperienza con gli elefanti, la settimana in cui siamo stati noi c’erano due volontarie, Emma di 19 anni e Emilie di 20. Entrambe inglesi erano venute da sole, durante la settimana di volontariato sono diventate ottime amiche e hanno deciso di viaggiare insieme per un altro mese tra Thailandia (uno dei paesi più sicuri dove siamo mai stati) e Vietnam. Insomma quando si parte da soli è naturale conoscere più persone.
      Per quanto riguarda le lingue hai ragione avere un po`di dimestichezza con l’inglese aiuta, ma per quanto il tuo livello sia basso non potrà mai essere terribile come quello che parlano i thailandesi! Quindi se loro riescono a comunicare con i turisti anche tu puoi farlo 🙂 Viaggiare poi è il modo migliore per migliorare le lingue..
      Insomma avrai già intuito il nostro consiglio: non dovresti aver paura di partire anche se da sola, se è realmente quello che vuoi non pensarci troppo e parti! Dovrai solo stare attenta allo stesso modo in cui lo fai a casa! Se preferisci cominciare da un luogo più turistico dove incontrare più viaggiatori, invece che il Surin Project prova a dare un’occhiata ai progetti gestiti dalla stessa associazione a Chang Mai, sul sito che abbiamo indicato nell’articolo trovi la lista dei progetti.

      Un abbraccio e facci sapere cos’hai deciso!

      Valeria.

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